Antonio Celano

Recensione a: Franco Buffoni, Laico alfabeto in salsa gay piccante. L’ordine del creato e le creature disordinate (Transeuropa 2010)

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Questa recensione è stata pubblicata su «Il Quotidiano della Basilicata» il 27 Febbraio 2011.

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L’ordine del creato e le creature disordinate secondo Buffoni

Risalgono più o meno al giugno 2009 le lettere di un gruppo di omosessuali al “Quotidiano della Basilicata” per protestare sul silenzio dei politici lucani sul problema dei diritti della locale comunità LGBT (lesbo-gay-bi-trans): tema non si sa quanto localmente eluso per l’imbarazzo piccolo-borghese che sempre suscita nelle famiglie buone di eletti ed elettori o – peggio, direi – perché stimato, anche a sinistra, “poco remunerativo in termini di voti”. E netta resta l’impressione che la situazione in Italia, oltre che da miserie di tal fatta, sia in realtà complicata e confusa dalla coesistenza di fenomeni di genesi diversa che vanno dall’omofobia interiorizzata (l’omofobia diffusa tra gli stessi omosessuali) alla giornaliera violenza contro i gay e i loro luoghi di riunione, fino ai deleteri danni di una tradizione e di una cultura cattoliche che, già a partire dalle pagine del “Catechismo della Chiesa cattolica”, “presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni” o atti “intrinsecamente disordinati”, “contrari alla legge naturale” in quanto precludenti “all’atto sessuale il dono della vita” (preclusione – c’è bisogno di ricordarlo al lettore? – pure accuratamente praticata dalla quasi totalità degli eterosessuali grazie al supporto di tutta una serie di utilissimi ritrovati tecnologici. Per non dire delle circa 1500 specie di naturalissimi animali con accertati comportamenti di tipo omosessuale: balene, foche e invertebrati inclusi).

Un quadro di arretratezza civile e culturale (anche rispetto ad altri stati cattolici quali la Spagna) che richiede un impegno suppletivo, necessario per chiarire questioni – come ho scritto altrove – che investono con forza i rapporti tra collettività omosessuale ed eterosessuale, ma anche il dibattito interno alle singole comunità di riferimento. Uno sforzo che può essere positivamente sostenuto, tra l’altro, svecchiando la discussione attraverso la lettura di uno dei frutti più lucidi e avanzati di questa riflessione, il “Laico alfabeto in salsa gay piccante” (Transeuropa edizioni, 2010, 245 pp.) di Franco Buffoni. Laico perché pensato per cittadini intesi nel senso più compiuto del termine, cioè “superate le fasi” succubi “della plebe, del popolo, del pubblico e del gregge”. Dunque implicando, da un lato, sui temi affrontati, una piccante polemica lanciata contro l’ordine gerarchico (e conseguentemente sociale) di quel creato che si vorrebbe immutabile per definizione o per divina volontà, ma che le “creature disordinate”, invece e con buona dose di fastidio, non fanno che mettere continuamente in discussione. Dall’altro, un attacco all’uso ormai francamente antistorico di una teoria del diritto naturale – superata già alla fine dell’Ottocento dal diritto positivo prima e dal novecentesco costruttivismo relativistico poi – ancora utilizzata con patetica ostinazione dall’attuale governo per opporsi alle direttive dedicate dell’Unione europea in materia di unioni omoaffettive (e non solo).

E tuttavia il lavoro di Franco Buffoni non convince soltanto per lo sviluppo delle sue tesi sull’omosessualità. Ma anche perché queste ultime si strutturano, sulla base di un alfabeto, come un vocabolario: in questo caso composto di sole cinquantasei fondamentali parole (più cinque ampi inserti saggistici), ma bastanti. Voci che continuamente si richiamano e rimandano nella lettura (affrontando temi di diritto, psicologici, letterari, biologici, filosofici, storici ecc.), sempre componendo un discorso chiaro, coerente, di grande rigore. E dunque utile sia per iniziare a parlare dei temi affrontati, quanto per meglio articolarli in maniera finalmente moderna e avanzata.

Un impegno intellettuale, insomma, che finalmente giunge a un gruppo essenziale di elementi irriducibili – i più irrinunciabili e radicali della questione – nel contempo svelando l’intero senso, anche stilistico – direi –, di un percorso che Buffoni aveva iniziato già con l’autobiografico e letterario “Reperto ’74 e altri racconti” (Zona, 2008) e continuato con la narrazione saggistica del romanzo “Zamel” (Marcos Y Marcos, 2009). Una metamorfosi che in “Laico alfabeto”, decantandosi definitivamente nella forma – mi si passi l’ossimoro – del pacato pamphlet, si oggettivizza definitivamente, rimanendo ancorata a una riflessione che sempre predilige una prospettiva scientifica che è conoscitiva, descrittiva nonché di notevole profondità storica. Un approccio possibile, quello di Buffoni, attraverso la maturata coscienza “che non è alla domanda su che cosa sia l’omosessualità” o perché “si ‘diventi’ omosessuali che bisogna rispondere” – considerato pure che è dal 17 maggio 1973 che l’Associazione americana di psichiatria ha derubricato l’omosessualità come “malattia”, liquidandone di conseguenza una qualsiasi possibile ricerca delle sue cause – ma come si sia oggi omosessuali e come si potrà esserlo domani, soprattutto in Italia.

Una fase che, lasciatasi alle spalle le brutali repressioni omofobiche che la storia ha conosciuto, può oggi avviarsi al definitivo riconoscimento dell’omosessualità come identità. Un’identità che con forza chiede, non senza un’approfondita elaborazione culturale, di acquisire diritti in un compiuto stato di diritto (che, l’Italia, diciamocelo francamente, a volte sembra proprio non essere). Una ridefinizione complessiva e moderna dei termini del dibattito che in Buffoni non manca di intrecciare la riflessione sull’omosessualità a quelle della laicità e della diffusione della cultura scientifica (cioè del metodo scientifico della prova e della verifica; dell’educazione al dubbio), uniche in grado di affrontare positivamente “la questione della finitudine senza ricorrere a metafisiche illusorie di sopravvivenza post mortem, con il loro portato di fanatismo, intolleranza, coazione a credere, persecuzioni ai non credenti”.

Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978 su Paragone presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato un cospicuo numero di raccolte di poesia tra le quali “Guerra” (Mondadori, 2005), “Noi e loro” (Donzelli, 2008) e “Roma” (Guanda, 2009). Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige per Marcos y Marcos il semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria “Testo a fronte”. Per Mondadori ha tradotto “Poeti romantici inglesi” (2005) e curato opere di Byron, Coleridge, Wilde, Kipling. Premio Nazionale per la Traduzione della Presidenza della Repubblica (1993) e Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio (1998), dal 1994 collabora con il Servizio di Promozione del Libro e della Lettura presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È stato rappresentante del governo italiano a Bruxelles in qualità di “esperto designato” sia nel progetto Arianne sia nel progetto Cultura 2000. È autore, tra l’altro, di “Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità” (Sossella, 2006). È giornalista pubblicista, redattore del blog letterario Nazioneindiana.com e professore ordinario di Critica letteraria e Letterature comparate.

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Written by antoniocelano

febbraio 28, 2011 a 10:59 am

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