Antonio Celano

X: Xeno

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Davanti, una strada. Tra i capannoni, dei pioppi. Nello slargo invaso dall’erba, una baracca. Assi appoggiate alle lamiere. Per porta una tenda. Dietro la tenda, mi pare, nessuno.

Fuori, un vecchio che scruta, a distanza, i miei possibili gesti. In mano un bastone. Marocchino, egiziano, somalo… vuol dire? Sembra venuto da un mondo più alto, la tunica scura, la fronte rugosa, le dita indurite. La mano al petto: «Ahmed», dice – e poi un rapido gesto d’invito.

Dietro la tenda, uno spazio. Sull’unico muro, una mensola. Per terra un baule, due sedie spaiate. Sulla tavola una fruttiera sbeccata. Sul portafrutta un’unica pesca appena avvizzita.

Attorno alla sfera, gravitati dal profumo, tre moscerini indolenti. Plutone, Xeno, Caronte. Mi chiedo, a un tratto, quanto avranno dibattuto gli astronomi su forma e grandezza di sassi così lontani. Mi chiedo se qui la domanda abbia un senso, se qui abbiano un senso – per dire – gli antichi Rudimenta di Alfergano.

Invece, sulla mensola, un Corano. Ahmed sorride con occhi d’antilope. Indica la sedia. Versa un bicchier d’acqua, mi invita al suo convivio.

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Written by antoniocelano

gennaio 21, 2011 a 1:18 pm

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