Antonio Celano

Recensione a: Andrea Di Consoli, La commorienza (Marsilio, 2010)

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Questa recensione è stata pubblicata su «Scritture & pensieri» il 22 Agosto 2010.

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Andrea Di Consoli riporta alla luce un caso archiviato

“Io non ho scritto un romanzo giudiziario, né ho fatto un reportage narrativo, tanto di moda in Italia in questi ultimi anni. Molto più semplicemente, ho voluto fare un’inchiesta giornalistica, interrogando le carte processuali e alcune persone ‘informate sui fatti’” dichiara Di Consoli nelle prime pagine del suo La commorienza (Marsilio, 2010). Indagine iniziata sulle colonne del “Quotidiano della Basilicata” e dedicata alla morte misteriosa dei “fidanzatini” Marirosa Andreotta e Luca Orioli, avvenuta la notte del 23 marzo 1988 a Policoro, in provincia di Matera.

Una seria impostazione che ha consentito a Di Consoli di non cadere in una serie di fatali trappole e di rapportare al contesto di riferimento ogni singolo elemento di una storia che, dopo innumerevoli perizie tecniche – tutte svoltesi in un clima pesantemente segnato da una quantità di incredibili contraddizioni, imperizie e ridicole sciatterie inquirenti – resta ancora rubricata ufficialmente alla voce “incidente”. Uno scandalo, una vera e propria fregola di archiviazione sviluppatasi in un clima di pigrizia e disonestà intellettuale, di bigottismi paesani preoccupati di dover “aggiustare le cose” nel silenzio, di urti tra forze inquirenti e locali poteri politici, di depistaggi interessati. Attori che hanno finito per strappare la scena ai fatti per sostituirli, complice l’immancabile giornalista scandalistico di turno, con presunti “segreti” (i loschi “festini” a base di coca, orge e potenti del posto) in cui le vittime si sarebbero non si sa come coinvolte e che ne avrebbero “consigliato”, fuori tempo massimo, l’eliminazione.

Una deriva paranoica che non ha trascinato con sé Di Consoli, sempre saldo nella convinzione di dover indagare non sulla vita di Marirosa e Luca, ma su chi li ha uccisi, scoprendo velo dopo velo la più probabile verità di un delitto passionale, tanto più mal eseguito quanto impunito grazie a una serie incredibile di circostanze. Un disvelamento che non poteva che avvincerci con l’appassionata riflessione attorno a cui si coagula l’inchiesta, che è la perdita dell’innocenza, lo spezzarsi delle potenzialità della vita a causa di un male molto più banale di quanto si sia disposti a dipingerlo.

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Written by antoniocelano

agosto 24, 2010 a 1:05 pm

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