Antonio Celano

Intervista a Rosetta Maglione

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Questa intervista è stata pubblicata su «Il Quotidiano della Basilicata» il 13 Settembre 2009.

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Leggendo s’impara

La storia delle Edizioni Osanna di Venosa

“Chi non legge pagherà”. Così sta scritto nella pagina di presentazione del sito delle Edizioni Osanna di Venosa. La frase, attribuita al premio Nobel per la letteratura Josif Brodskij, suona minacciosa e al contempo vera, perché segnala un reale pericolo di spaccatura tra chi in una società legge, pensa e decide liberamente e tutti gli altri. Ma la Basilicata, si sa, è un mondo capovolto e chi legge e pensa non viene messo nella condizione di decidere liberamente, di essere aiutato a essere più forte e autonomo. A pagare lo scotto di questa situazione, anche le case editrici lucane.

A proposito delle Edizioni Osanna, abbiamo conosciuto Rosetta Maglione durante la scorsa edizione di “Più Libri Più Liberi” di Roma: una signora dai modi cortesi ed eleganti, ma anche una donna pienamente conscia del proprio status di più importante e strutturato editore lucano. L’abbiamo nuovamente sentita a proposito della nostra breve indagine sullo stato dell’editoria lucana.

Come avete iniziato lei e il Prof. Vaccaro? Quali i perché della vostra iniziativa imprenditoriale?

Alle prime esperienze di pubblicazione di nostri lavori abbiamo scoperto il fascino del pensiero che si fa parola scritta e si diffonde. Da assidui lettori crediamo da sempre nella lettura che “aiuta a salvarsi” dall’ignoranza e dall’errore come bene da promuovere.

Perché  il marchio è stato denominato “Osanna”?

Osanna è  il cognome dei miei tre Figli, Rocco Aldo, Massimo e Antonio, ormai professionisti affermati: cardiologo emodinamico il primo, docente e direttore della scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università di Basilicata, il secondo, con sede a Matera, dottore commercialista il terzo. Nella loro primissima infanzia abbiamo perso il compagno e il padre, giovanissimo ginecologo venosino. Dopo oltre un decennio, un nuovo matrimonio ricostruiva il nucleo familiare. È stato il padre acquisito dei miei figli a volere che la casa editrice portasse il loro cognome.

A partire da quanto dichiarato nel vostro sito Internet, in che senso i vostri libri sono capaci di “autopromuoversi”? Non crede che ci voglia ben altro? Che sforzi può fare un Editore come lei in marketing, comunicazione, grafica ecc.?

Sono capaci di autopromuoversi per la qualità del prodotto, compreso la grafica, per i contenuti d’interesse sovraregionale, per la correttezza e puntualità dei rapporti con i committenti. Non vedo che altro fare, per ora, da una cittadina di provincia del Sud, isolata per la disastrata situazione viaria e l’assenza di comunicazione ferroviaria. Inoltre non si può accedere alle grandi reti di distribuzione in quanto come primo requisito si richiede la pubblicazione stabile di 30/40 volumi annui. Per la Osanna è molto funzionale (oltre quello con i distributori) il rapporto diretto con privati, con le quaranta librerie fiduciarie (che hanno stabilmente un buon quantitativo di volumi in conto deposito, con contabilizzazione semestrale) e con le circa trecento librerie che ricorrentemente ordinano volumi che forniamo contrassegno.

Sempre nella presentazione e nella dichiarazione di intenti della casa editrice pubblicata sul vostro sito si legge un’interpretazione del mondo editoriale legata a una prospettiva d’impostazione pedagogica della cultura e dei comportamenti di lettura. In tale quadro apparite meno preoccupati dalla “cattiva maestra” televisione che non invece dai pessimi libri e dagli atteggiamenti negativi ingenerati dalla famiglia e dalla scuola. Perché?

Abbiamo motivo di credere che ad allontanare i giovani dalla lettura non sono la televisione o i mezzi informatici, essi in una strategia multimediale possono avvicinare al libro in una reciprocità di sollecitazioni, per la curiosità e l’interesse che possono suscitare verso i vari ambiti culturali. Grande responsabilità ha la scuola gremita di insegnanti che non leggono, fatta qualche eccezione per i docenti di lettere. Mentre attraverso il libro, si dovrebbe stabilire un nuovo equilibrio tra progresso materiale e progresso culturale (quanti degli allievi delle nostre scuole, troppi, hanno raggiunto dignità economica ma non culturale). Un equilibrio tra modernità opulenta delle cose materiali e miseria dei pensieri e delle idee, che oggi segna contraddizioni clamorose. Siamo passati da generazioni di padri storicamente analfabeti, per un contesto di povertà e disagi, a generazioni di figli alfabetizzati, ma solo teoricamente alfabetizzati, nonostante il contesto di relativa agiatezza in cui vivono. E così i giovani italiani detengono il record della non lettura perché i modelli di comportamento giovanile legati al tempo libero propongono attività diverse dalla lettura, legate ad un mercato giovanile dai rapacissimi, grandi interessi economici.

Le istituzioni scolastiche (scuola dell’obbligo, superiore) adottano vostri titoli?

Vi sono stati periodi di grande interesse per i nostri volumi della collana “Narrativa Scuola”, con cicli di adozioni nella Scuola media inferiore legati alla sensibilità di qualche preside. L’entità della cosa ha destato la gelosia di alcune librerie ed è cominciata la guerra tra poveri, con il risultato di affossare alcune iniziative. Tuttavia continuano adozioni sporadiche nei vari ordini di scuola, e segnalazioni nelle università. In Venosa, nostri titoli vengono donati dalle scuole superiori in occasione di convegni e del Certamen Horatianum.

Quanto potrebbe fare la scuola per gli editori lucani?

In particolare le scuole superiori trascurano del tutto la lettura da parte degli allievi. Potrebbero doverosamente far apprendere a leggere e ad amare la lettura con ricorrenti indicazioni bibliografiche, con

Come si potrebbe promuovere meglio la lettura in Basilicata? una legge basterebbe? Con un aumentato concerto delle istituzioni in tal senso? Investendo maggiormente sui giovani?

Una legge sarebbe una buona base.

Per quali motivi secondo lei la Regione non ha mai prodotto un qualsiasi provvedimento in vostro favore? Crede che c’entri la debolezza strutturale dell’editoria lucana? Ma allora non crede che il meccanismo ingeneratosi sia quello tipico del cane che si rincorre la coda? Oppure è perché la Regione tende a farsi vostro concorrente?

Ricorrentemente la Regione edita in proprio, contravvenendo alle promesse di non farci concorrenza. Inoltre, le pubblicazioni regionali di rilievo economico sono dalla Regione e dalla Provincia commissionate a case editrici del Nord

La Dott.ssa Calice ci ha accennato al vostro primo incontro con l’allora presidente Bubbico: ci può dire come andò?

Già prima di quell’incontro il presidente Bubbico, in occasione della presentazione del volume di E. Soave, “Dopo Scanzano storia di scorie”, in Scanzano nel 2004 (eravamo al tavolo dei relatori), si impegnava a predisporre  una legge per l’editoria. Il seguito è noto.

Non crede che oggi i politici leggano poco? E se prima leggevano di più, perché non è mai stata varata una legge per l’editoria libraria?

Forse perché  in Basilicata il numero degli editori è esiguo e di irrilevante entità e quindi non assicura un ritorno in termini di consensi elettorali.

Dott.ssa Maglione, nell’intervista concessami dalla Dott.ssa Calice è stato detto (sia per le fiere che per le coedizioni e quant’altro) che i rapporti con gli altri editori lucani sono buoni e cordiali, ma le iniziative comuni latitano. Secondo lei per quali motivi? Come si può ovviare? Cosa farebbe dal canto suo?

Le distanze, aggravate da quanto sopra, sono un ostacolo a rapporti frequenti. Infatti la collaborazione è più assidua con la Calice. Con le altre recenti esperienze editoriali sono dissimili le strutture, le tematiche e anche gli obiettivi. Per ora non ravvisiamo alternative di respiro.

Tra le fiere, per lei, meglio Roma, Torino o altro?

Decisamente la preferenza cade su Roma, per la minore distanza, per il maggiore interesse dei visitatori per le tematiche meridionalistiche. Partecipiamo inoltre annualmente alle fiere che si organizzano in varie località della Basilicata e nelle regioni limitrofe, Puglia, Campania.

È più facile lavorare con singoli professori universitari per singoli titoli o con l’Università per collane?

Con singoli professori universitari. Le limitate esperienze dell’avvio di collane con l’Università di Basilicata si sono interrotte ai primi titoli. Per assenza di sostegno economico e di diffusione dell’università stessa e per l’esaurirsi della motivazione contingente di chi aveva dato avvio all’iniziativa, come è accaduto per la collana “Biblioteca di etnografia” ferma ai due primi volumi. Non si esclude che da parte nostra non si sia risposto alle attese.

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Written by antoniocelano

marzo 12, 2010 a 8:35 am

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